Referedum: si vota anche lunedì

 Valentina Stella Dubbio 23 dicembre 2025

 

Il Consiglio dei ministri ha approvato ieri il decreto legge in base al quale le consultazioni elettorali del 2026, compreso il referendum sulla separazione delle carriere, si svolgeranno in due giornate, domenica e lunedì. Dietro questa manovra ci sarebbe l’esigenza di scongiurare con ogni mezzo l’astensionismo che in teoria potrebbe penalizzare i sostenitori del Sì. Nulla invece è stato deciso sulla data del referendum. L’incognita è legata all’iniziativa presa venerdì da 15 cittadini che si sono recati in Cassazione per chiedere di raccogliere 500 mila firme sullo stesso tema ma con un quesito più ampio. Proprio ieri è partita, sull'apposita piattaforma nazionale 'Referendum e iniziative popolari', la raccolta delle sottoscrizioni. Una iniziativa che mette il Governo dinanzi ad un bivio: indire quanto prima la data del referendum o attendere il 30 gennaio, termine ultimo per la raccolta delle firme. In questo ultimo caso, spiegano fonti della Cassazione, non ci si troverebbe (data la delibera del 18 novembre che ammetteva il referendum su richiesta dei parlamentari) dinanzi ad un conflitto tra poteri considerati i precedenti.  Comunque, se è vero che da una parte, secondo quanto previsto dall’articolo 15 della Legge 25 maggio 1970, n. 352 («Il referendum è indetto con decreto del Presidente della Repubblica, su deliberazione del Consiglio dei Ministri, entro sessanta giorni dalla comunicazione dell'ordinanza che lo abbia ammesso. La data del referendum è fissata in una domenica compresa tra il 50° e il 70° giorno successivo all'emanazione del decreto di indizione»), il Governo sarebbe legittimato a decidere la data in questi giorni, dall’altra parte però farebbe la scelta di indirlo nonostante sul tavolo ci sia un’altra richiesta referendaria da parte della società civile? Fonti di Via Arenula fanno sapere che l’Esecutivo è intenzionato ad andare avanti sulla propria originaria strada a meno che non ci siano problemi di natura tecnica. Quindi al momento la data dovrebbe essere comunicata nel Cdm del 29 dicembre. Tuttavia, oltre ad un ipotetico problema tecnico ci sarebbe anche la questione politica, come traspare dalle dichiarazioni rese già ieri dal capogruppo del Partito democratico in commissione giustizia della Camera, Federico Gianassi: «Suscitano allarme le voci secondo cui il Governo potrebbe anticipare la data del referendum, incidendo direttamente sul diritto dei cittadini a informarsi e a formarsi un'opinione consapevole. Va ricordato che la riforma sulla separazione delle carriere è stata approvata dal Parlamento a maggioranza nella stessa versione predisposta dall'Esecutivo, senza margini di modifica o approfondimento, una procedura che rende particolarmente delicata ogni ulteriore compressione dei tempi democratici. Il Cdm non può diventare il luogo per blindare decisioni già prese che riducono il confronto a una semplice formalità». Inoltre come leggerebbe il Quirinale, che pure deve indire ufficialmente il referendum con un decreto firmato dal Presidente della Repubblica, la decisione del Governo di ignorare la richiesta di quei quindici cittadini? E quale dovrebbe essere a questo punto il testo del quesito da sottoporre agli elettori? Insomma le incognite sono diverse. 


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