Palamara chiede di essere riabilitato all'Anm

 Valentina Stella Dubbio 16 dicembre 2025

Il nome di Luca Palamara torna prepotentemente all’attenzione dell’Anm. Lui chiede di essere dimenticato digitalmente, la maggior parte dei suoi ex colleghi gli replicano: «ma se stai sempre in tv e a scrivere libri, che vuoi da noi?».  Vediamo nel dettaglio. Terzo punto all’ordine del giorno del Comitato direttivo centrale di sabato: «valutazione su richiesta diritto all'oblio». L’ex pubblico ministero ha fatto pervenire una istanza di cancellazione/deindicizzazione di una pagina del sito dell’Anm in cui è riportato  l’intervento di Stefano Giovagnoni ad una assemblea generale del 2020 durante il quale ha illustrato la ragione  - la famosa riunione notturna dell’Hotel Champagne per decidere il nuovo procuratore di Roma insieme a Cosimo FerriLuca Lotti e cinque componenti del Csm - che ha portato l’Anm a deliberare nei confronti di Palamara la sua espulsione dal sindacato delle toghe che lui stesso aveva presieduto. Qualora non venisse accolta la domanda, Palamara si rivolgerebbe al Garante della privacy che potrebbe comminare addirittura una sanzione da 20 milioni al sindacato delle toghe a cui andrebbe aggiunto un eventuale risarcimento in sede civile. La questione ha acceso il dibattito di sabato, partendo dal fatto che il legale dell’Anm sarebbe favorevole all’accoglimento della richiesta. Per Chiara Valori (AreaDg) quell’intervento però deve restare «accessibile anche nell'interesse dell'associazione stessa che è parte lesa e continua ad essere danneggiata dalla stessa memoria di quei fatti». Inoltre la vicenda dell’Hotel Champagne continua ad essere «di interesse pubblico grazie proprio allo stesso Palamara che continua a pubblicare libri e a rilasciare interviste su questo, anche cercando di accreditarsi come un semplice capro espiatorio di un sistema diffuso, così continuando a delegittimare l'Anm e la magistratura tutta». Di diversa opinione Andrea Reale del gruppo dei CentoUno: «secondo me meriterebbe la riabilitazione all' interno della magistratura perché è l'unico che ha pagato per un sistema che probabilmente ancora esiste all’interno della magistratura». Nel merito della questione Reale ha detto che avrebbe provveduto alla cancellazione della pagina immediatamente, fare diversamente è una «cattiveria, una cosa ignobile» a maggior ragione che nella precedente consiliatura «l’Anm ha insabbiato tutta una serie di casi che dovevano invece venire a galla e che dovevano essere pubblicati ma invece sono stati assolutamente secretati». Rachele Monfredi (Md) pur non condividendo la prospettiva di Reale ha chiesto di affidare un legale o esperto esterno all’Associazione un ulteriore parere. Ha preso poi la parola Gerardo Giuliano (Mi) anche lui favorevole ad un supplemento di indagine e tendenzialmente d’accordo con la richiesta di Palamara: «Non vorrei che si arrivasse alla situazione paradossale per cui per la vicenda Palamara l'associazione venisse sanzionata e dovessimo dare anche un risarcimento al collega. Sarebbe una beffa. Quindi facciamo una ulteriore valutazione tecnica e non politica». Unicost, la corrente che fu di Palamara, quasi per allontanare l’accusa di voler cancellare opportunisticamente il proprio passato, assume la stessa posizione di AreaDg e di Md. Per Marinella Graziano ci sono infatti «dubbi che non ci sia più rilevanza pubblica sulla vicenda perché l’ex collega è ancora un personaggio noto, pubblica anche dei libri. Quindi ben venga un approfondimento». D’accordo con lei anche Marcello De Chiara per cui è «proprio Luca Palamara ad adoperarsi per tenere vivo il dibattito pubblico, per presentarsi come protagonista e questo rende attuale l’interesse dell’Anm. Quindi sarei per un rigetto della sua richiesta». Il Cdc alla fine della discussione si è preso altri sessanta giorni, come previsto dall’art. 12 del Regolamento sulla privacy, per prendere una decisione. La riunione di sabato però è stata anche l’occasione per le toghe di rilanciare con maggiore fiducia la campagna referendaria sulla separazione delle carriere. Come ha detto Stefano Celli, vice segretario generale in quota Md, «sono sicuro che vinceremo. Vincerà il No. Gli attacchi che subiamo sono la prova che stiamo andando bene». Questo ottimismo deriverebbe dal fatto che nei rilevamenti d’opinione la forbice tra i Sì e i No si starebbe assottigliando. «Un ultimo sondaggio – ha spiegato il Segretario Rocco Maruotti - registra 6 punti di differenza e secondo noi è molto significativo perché, a distanza di poco più di un mese dall'approvazione della riforma, il divario si è quasi dimezzato. Questo evidentemente ha innescato la decisione del Consiglio dei ministri di arrivare ad una individuazione dei dati nei prossimi giorni per anticipare la votazione tra fine febbraio ei primi di marzo». Tuttavia se è vero, anche secondo un sondaggio interno dell’Anm, che tra i pensionati sarebbe in vantaggio il No allo stesso tempo non ci si aspettava una quota così alta di favorevoli per il Sì tra i laureati. Da qui la proposta, per ora congelata, di qualche toga di Mi di fare incontri con gli ordini professionali. Parallelamente cresce però la preoccupazione per la campagna di delegittimazione della magistratura. «Nei prossimi tre mesi mi aspetto di tutto – ha detto il presidente Cesare Parodi -  mi stupisco che non sia ancora arrivato un attacco personale ma non ho il minimo dubbio che arriverà: mi accuseranno di traffico di organi, di vendita di reliquie sacre. Siamo pronti a tutto». Intanto è stato approvato un manifesto contro la riforma in cui si esorta a votare contro: «Vota No per difendere la Costituzione, Vota No per l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge, Vota No per onorare il sacrificio dei magistrati caduti nell’adempimento del dovere e per preservare l’impegno di tutti coloro che lavorano quotidianamente per la tutela dei diritti». Contrario il gruppo dei CentoUno perché, come ha spiegato Natalia Ceccarelli, il documento «potrebbe essere valutato con indulgenza se effettivamente fosse frutto della elaborazione di giovani menti ma sappiamo bene che c'è la supervisione dei veri e grandi pensatori correntizi».

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