Camera penale di Milano su fascicolo contenitore

 Valentina Stella Dubbio 18 dicembre 2025

«Per tutti noi il Natale è collegato ai regali e al momento in cui, scartando il pacco, si scopre cosa si sta ricevendo. Ed è indubbio che i regali più belli sono quelli più inaspettati. Ebbene, proprio ieri abbiamo ricevuto un regalo di Natale davvero inatteso» dal Tribunale di Milano. È con sarcasmo che la Camera Penale del capoluogo lombardo interviene sulla querelle di questi ultimi giorni in merito alla (in)discussa terzietà dell’ufficio gip.  Ma vediamo le puntate precedenti. Il 13 dicembre la nostra Tiziana Maiolo scrive un articolo in cui ricordando l’accentramento di tutti i fascicoli del pool di Mani Pulite nelle mani del solo gip Italo Ghitti, come da testimonianza diretta dell’ex magistrato Guido Salvini, arriva ai nostri giorni e all’inchiesta sull’urbanistica milanese dove tutto è deciso dal gip Mattia Fiorentini, poi sconfessato pesantemente dal Riesame. Qualche giorno dopo è il Foglio a rincarare la dose con un articolo dal titolo “La capa dei gip vuole che tutti i giudici diano ragione ai pm sull'urbanistica”. La magistratura milanese subito reagisce con una nota ufficiale della Presidente della sezione Gip Ezia Maccora e del Presidente del Tribunale Fabio Roia in cui si specifica che «l’assegnazione degli affari avviene, infatti, attraverso un noto programma informatico (Aspen) che garantisce sempre criteri predeterminati e oggettivi nell’individuazione del Giudice». Contemporaneamente si ammette però che «nelle nuove tabelle che, se approvate, saranno in vigore da gennaio 2026, è stato anche previsto un rimedio specifico che tuteli il rischio del cd fascicolo contenitore: dopo un certo periodo di tempo in presenza di una nuova richiesta proveniente dalla Procura, la stessa può essere riassegnata ad altro giudice». Ed è questo punto il regalo inaspettato che i penalisti milanesi sentono di aver ricevuto: «abbiamo avuto un moto di soddisfazione, leggendo che il fascicolo contenitore non è una suggestione evocata dall’avvocatura, né un lontano ricordo di altre stagioni giudiziarie, ma rappresenta un rischio, attuale, da scongiurare». In più occasioni, aggiungono, «abbiamo denunciato quella prassi distorsiva, che consente di concentrare su un singolo pm e a cascata su una singola polizia giudiziaria indagini ad ampio spettro, spesso utilizzate non tanto per acquisire elementi su un fatto di reato, ma per ricercare, magari a strascico, nuove notizie di reato. Il fascicolo unico, attraverso cui si creano delle “riserve di caccia”, rischia anche di essere strumento in grado d’incidere sul principio del giudice naturale precostituito per legge». E concludono: «Ci auguriamo che il rimedio ipotizzato nel comunicato non sia ipotetico e non costituisca una mera facoltà, ma rappresenti una regola inderogabile». Sulla questione è intervenuto anche l’avvocato Oliviero Mazza, Ordinario di Diritto processuale penale all’Università degli studi Milano- Bicocca: «Dal comunicato congiunto dei presidenti del Tribunale di Milano e dell’ufficio Gip si apprende che la prassi del fascicolo contenitore rimane ben salda nella tradizione milanese: solo “dopo un certo periodo di tempo in presenza di una nuova richiesta proveniente dalla Procura, la stessa può essere riassegnata ad altro giudice”. Non viene indicato un criterio temporale preciso, ma soprattutto l’assegnazione rimane un atto discrezionale del dirigente. Sarebbe utile rendere accessibili a tutti le logiche di assegnazione, a partire dal funzionamento del software Aspen al quale viene affidata la prima assegnazione dei fascicoli (rimane il criterio dei turni? i criteri sono noti ai pm per il cd canestro?). La precostituzione del giudice è un principio che la Costituzione affida alla legge, non a prassi o regolamenti e nemmeno ai software o alle valutazioni discrezionali dei presidenti di sezione o del CSM. Urge una riforma complessiva della materia», ha concluso Mazza.

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