Indagine Cuffaro: come ha funzionato interrogatorio preventivo
Valentina Stella Dubbio 4 dicembre 2025
Il gip di Palermo, con una ordinanza del 2 dicembre, ha disposto gli arresti domiciliari ma senza braccialetto elettronico per l'ex presidente della Regione siciliana Salvatore Cuffaro indagato a vario titolo, insieme ad altre 17 persone, per associazione a delinquere, turbativa d'asta e corruzione. La misura cautelare era stata chiesta dalla Procura agli inizi di novembre. Il gip ha invece respinto la richiesta di arresto per Saverio Romano, deputato e coordinatore di Noi Moderati, anche lui coinvolto nell'inchiesta. Al centro dell'indagine è finito una sorta di comitato d'affari, di cui l'ex governatore sarebbe stato dominus, che, secondo l'accusa, avrebbe deciso appalti, nomine dei vertici della sanità e truccato concorsi pubblici. Gli indagati in totale sono 18. Oltre a Cuffaro sono stati disposti i domiciliari per altri 3 soggetti. Mentre per altri 3 ancora è stato disposto l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. La procura aveva chiesto gli arresti domiciliari per tutti e diciotto i coinvolti. Ha avuto ragione solo per tre, dunque. Questa conclusione è stata possibile grazie all’interrogatorio anticipato. Com’è noto la legge n. 114 del 9 agosto 2024 voluta dal Ministro Nordio non solo ha abrogato il reato di abuso di ufficio ma ha altresì introdotto nell’art. 291 cpp cinque nuovi commi, che concorrono a delineare il nuovo istituto dell’interrogatorio preventivo o anticipato della persona sottoposta alle indagini preliminari rispetto alla eventuale applicazione di una misura cautelare coercitiva nei suoi confronti. L’obiettivo è stato quello di incrementare il tasso di garanzie sul terreno cautelare, ambendo a porre rimedio all’assenza di un previo dialogo tra giudice chiamato ad emanare il provvedimento cautelare e la persona destinata a subirlo. In particolare, si introduce il principio del contraddittorio preventivo in tutti i casi in cui, nel corso delle indagini preliminari, non risulti necessario che il provvedimento cautelare sia adottato «a sorpresa». L’interrogatorio preventivo è, però, escluso se sussistono le esigenze cautelari del pericolo di fuga e dell’inquinamento probatorio. È, invece, necessario, se è ipotizzato il pericolo di reiterazione del reato, a meno che non si proceda per reati di rilevante allarme sociale come «i gravi delitti commessi con uso di armi o con altri mezzi di violenza personale». Grazie sempre all’interrogatorio anticipato il pm ha revocato la richiesta di misura cautelare per un altro indagato. È stata altresì rigettata per Cuffaro anche la richiesta di sequestro preventivo in quanto la Procura ha presentato ulteriori risultanze investigative dopo l’interrogatorio preventivo. Siccome era materiale ulteriore al precedente e su cui non è stato possibile avere una interlocuzione tra indagato e difesa né tantomeno è stato possibile presentare controdeduzioni in fase di contraddittorio, per tutto questo il gip si è riservato di decidere. Il destino dunque degli indagati palermitani è stato ben diverso rispetto a quelli coinvolti nell’inchiesta sull’urbanistica milanese. Gli indagati, pur dimessisi da ogni incarico attinente ai fatti, si erano visti comunque applicare la misura richiesta dalla Procura, senza variazione alcuna. Ad aggravare la loro posizione era stato poi il non «prendere le distanze» dai fatti contestati. Fortuna per loro che poi è intervenuto il Riesame.
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