Le riforme che Via Arenula non farà
Valentina Stella Dubbio 17 aprile 2025
“Intendiamo rimodulare i presupposti perché scatti la carcerazione preventiva. Oggi c'è il pericolo di fuga, reiterazione del reato e pericolosità sociale: queste sono categorie anche in parte obsolete che dovrebbero essere riviste”: lo aveva detto due giorni fa il Ministro della Giustizia Carlo Nordio intervistato a Skytg24. Obiettivo nobile che però si scontra con la realtà politica del momento. Vediamo come. Sul tema ieri in Commissione giustizia della Camera si è tornato a discutere grazie ad una interrogazione presentata dal capogruppo di Forza Italia, Tommaso Calderone, che ha chiesto al Governo cosa intenda fare “nel brevissimo termine” per ridurre l’abuso della custodia cautelare. Secondo i dati del Ministero della Giustizia al 31 marzo di quest’anno su oltre 62 mila detenuti, 9271 ristretti sono in attesa di primo giudizio. Come a febbraio Nordio in Aula a Montecitorio, anche il sottosegretario Delmastro Delle Vedove ieri in commissione ha ribadito la sensibilità che il Ministro ha per la questione ma allo stesso tempo ha alzato bandiera bianca dichiarando che il tema è all’attenzione della Commissione Mura di studio per la riforma del processo penale. Il che significa che occorre aspettare molto prima di avere un elaborato complessivo di riforma. Tuttavia Calderone, che al tema tiene molto, ha chiesto di valutare l’accelerazione dell’iter di discussione della sua proposta di legge che punta a modificare l’articolo 299 del codice di procedura penale, intervenendo nella parte che prevede, tra le esigenze, il rischio di reiterazione del reato, escludendo però i reati di maggiore allarme sociale, come mafia e terrorismo e quelli a sfondo sessuale. Dunque lo strumento esiste per portare a casa la modifica senza aspettare il mastodontico lavoro della Commissione Mura. Ma ciò che manca evidentemente è la volontà politica. Perché? Si tratta di una riforma sacrificabile in nome di quella epocale della separazione delle carriere. E lo è insieme a diverse altre che potrebbero apparire agli occhi di una fetta di elettorato di destra troppo garantiste, di matrice berlusconiana e quindi, come un riflesso pavloviano, spingere quei cittadini a disertare il voto o votare NO al referendum costituzionale. Sempre ieri nell’Aula di Montecitorio il presidente della seconda commissione, Ciro Maschio, ha comunicato che sulla proposta di legge "Enzo Tortora" atta ad istituire la giornata dedicata alle vittime di errori giudiziaria non si è riusciti a dare il mandato al relatore, a votare gli emendamenti e ad acquisire i pareri delle commissioni in sede consultiva. Per questo la prossima settimana la Camera deciderà se bocciarla o rimandarla in Commissione. Entrambe le strade portano prima o poi ad un binario morto. Un’altra questione che sta molto a cuore al Guardasigilli è il processo mediatico e l’esigenza di tutela della riservatezza dell’indagato. Sempre due giorni fa a Skytg24 ha detto: “Stiamo pensando di rivedere l'istituto dell'informazione di garanzia e del registro degli indagati che - da elemento a garanzia di chi lo riceve - si è trasformato in una condanna anticipata e in una sorta di gogna mediatica. Stiamo cercando di intervenire a tutela della serenità dei cittadini. Probabilmente è stato spinto a fare questa dichiarazione mosso dalla pubblicazione sui giornali delle intercettazioni del giocatore Nicolò Fagioli, finito al centro dell’inchiesta sulle scommesse. Pubblicazione che per l’ispiratore della nuova norma, il forzista Enrico Costa, è un reato. Ma il Guardasigilli ha anche l’ambizione, come riferito sempre a Skytg24, di riformare il Codice Rocco, “firmato da Benito Mussolino. Noi abbiamo un codice fascista su cui stiamo lavorando per mettere mano ai temi del nesso di causalità e alle scriminanti che se modificati avrebbero un grosso impatto sul sistema giustizia”. Ricordiamo che da procuratore di Venezia nel 2001 fu messo a capo della Commissione ministeriale di studio per la riforma del codice penale e un suo vecchio pallino era proprio quello della riduzione dell’area penale. Una prospettiva che potrebbe stridere però con i desiderata di Lega e Fratelli d’Italia sempre pronti invece a introdurre nuovi reati ad ogni nuova emergenza sociale percepita. Il nodo è sempre quello: le spinte liberali e garantiste del Nordio pre Via Arenula da un lato vanno a sbattere contro il muro giustizialista di due azionisti di maggioranza del Governo che devono comunque dar conto al loro elettorato; dall’altro lato devono essere sacrificate perché la premier Giorgia Meloni non può rischiare di perdere il referendum sulla separazione delle carriere che significherebbe anche una possibile sconfitta alle successive elezioni, essendo quella della giustizia la riforma su cui tutto il Governo ha puntato dopo aver perso per strada l’autonomia differenziata e il premierato.
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