Sondaggi a favore della separazione carriere ma l'Anm scalpita

 Valentina Stella Dubbio 26 aprile 2025

La battaglia per il referendum sulla separazione delle carriere si giocherà molto sulla comunicazione che verrà offerta ai cittadini dagli attori in gioco: da un lato Governo, maggioranza politica e gran parte dell’avvocatura, dall’altra le opposizioni e la magistratura. Quasi sicuramente l’appuntamento plebiscitario non avverrà dopo aver studiato gli aspetti tecnici della modifica normativa, ma si tramuterà su un giudizio di gradimento del lavoro dei magistrati e anche su quello di Giorgia Meloni e di Carlo Nordio che hanno investito moltissimo su questa riforma. L’Anm parte in svantaggio tuttavia sta cercando di risalire la china come meglio può. Ad esempio, con il nuovo Comitato direttivo centrale si è insediata anche una apposita commissione Comunicazione, presieduta dal sostituto procuratore della DNAA, Ida Teresi, che nell’ultima riunione del ‘parlamentino’ ha annunciato che si è darà mandato alla società YouTrend di realizzare una indagine demoscopica: «dobbiamo capire come parlare a chi, e quali sono i target dei nostri messaggi. Quindi un sondaggio è importante» perché «stiamo vivendo un momento epocale». Però qual è adesso e qual è stato il sentimento dei cittadini italiani verso la riforma costituzionale targata Nordio e verso la magistratura in generale? Siamo andati a ripescare recenti e meno recenti sondaggi, sinceri ma anche un po’ fallaci, lontani e vicini ai partiti, certo utili a registrare i rumori e i possibili orientamenti. Il 20 gennaio 2025 il TgLa7 ha reso nota una indagine SWG. Il 63% delle persone contattate è favorevole alla separazione delle carriere: «il 30% lo ritiene molto importante e il 33% abbastanza importante. Mentre per 13% è poco importante, e il 10% lo ritiene per niente importante. ‘Non saprei’ raggiunge il 14%». Di parere opposto un sondaggio lanciato il 19 febbraio scorso dal giornale il Domani: «alla domanda ‘Sei favorevole o contraria/o alla separazione delle carriere e alla riforma del Csm?’ il 75,9 per cento dei partecipanti ha risposto di essere completamente contrario». «Al quesito invece sulle ragioni della riforma (‘Ritieni che il governo abbia un intento punitivo nei confronti delle toghe, come sostiene l’Anm?’), c’è stata una risposta meno netta. La maggioranza ha risposto che ‘il governo ha individuato nella magistratura un nemico da combattere’, ma la percentuale è calata di quasi dieci punti con il 66,7 per cento». Qualche giorno prima, il 5 febbraio, era stato pubblicato un sondaggio dell'istituto Tecnè (periodo di valutazione 31 gennaio-3 febbraio), commissionato dall'emittente Giornale Radio a partire dal rilascio del capo della polizia libica Osama Almasri. I risultati: «La vicenda è 'conosciuta' dal 72% delle persone coinvolte nel sondaggio. Il 43% pensa che il comportamento del magistrato che ha firmato l'atto giudiziario nei confronti degli esponenti del governo sia pretestuoso, per colpire l'esecutivo, mentre per il 40% è legittimo. Non sa il 17%. Inoltre, per il 41% l'avviso di garanzia a Meloni e ad altri membri del governo per il rimpatrio di Almasri rappresenta una reazione alla riforma del governo sulla separazione delle carriere. Non è così per il 40%. Non sa il 19%». E ancora: «Alla domanda se una parte della magistratura usi il proprio potere in modo improprio per condizionare le scelte del governo, il 44% ha risposto di sì, il 40% di no e il 16% non sa». Infine: «se oggi (qualche mese fa, ndr) si svolgesse il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati, il 68% degli intervistati voterebbe a favore della riforma e il 32% contro». A maggio 2024 era stata l’Eurispes a condividere una fotografia della fiducia degli italiani verso le istituzioni: i cittadini si erano divisi sul giudizio nei confronti della magistratura -  il 47% si dice fiducioso contro il 44% -; esprimevano consenso nei confronti del Governo poco più di un terzo degli italiani (36,2%), ma gli sfiduciati restavano la maggioranza (55,4%).  Nel 2023 fu SkyTg24 a rendere noto un sondaggio realizzato da Quorum/YouTrend. Non si parlava propriamente di separazione delle carriere ma di una riforma della giustizia complessiva e delle conseguenze da parte delle toghe. «Riformare il sistema giudiziario, da quanto emerge dal sondaggio, è una priorità per quasi 3 intervistati su 4». Gli italiani si sono però spaccati «sulla possibilità che all’interno della magistratura ci sia una corrente che si sta organizzando per ostacolare attivamente il governo Meloni: il 40% concorda con quest’affermazione, mentre il 41% è in disaccordo. Il 56% degli italiani, poi, ritiene che sia difficile riformare la giustizia perché la magistratura potrebbe attuare delle ritorsioni sul mondo della politica: un italiano su tre (32%), invece, non concorda con questa affermazione». Benché nel referendum costituzionale non è previsto quorum, a questi numeri, per avere un quadro ancora più ampio della situazione, vanno aggiunti quelli relativi alla partecipazione al referendum promosso da Partito Radicale e Lega nel 2022 per il quale invece il quorum era necessario. Due situazioni diverse, dunque, che tuttavia possono aiutare a capire meglio i confini entro i quali ci muoviamo. I quesiti erano cinque: per nessuno si arrivò al 50% più 1 dei votanti. Ciononostante il 74 per cento (circa 7 milioni di cittadini) dei votanti si espresse a favore della separazione delle funzioni tra giudici e pubblici ministeri. Volendo tirare le somme, sembra proprio che gli italiani siano favorevoli alla riforma ma le incognite per il prossimo appuntamento referendario restano: quanto peserà la campagna comunicativa dell’Anm? E quanto l’avvicinarsi della fine della legislatura, periodo in cui il favore degli elettori fisiologicamente cala verso il Governo? 

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