L'Anm: comitato anti riforma il giorno dell'arrivo in Aula

 Valentina Stella dubbio 27 maggio 2025


L’11 giugno, giorno in cui la riforma costituzionale della separazione delle carriere approderà nell’Aula del Senato, si avvicina. E parallelamente al percorso parlamentare che ha blindato la norma targata Nordio, cresce sempre di più la preoccupazione dell’Anm e anche la tensione con l’avvocatura penalista. Questa volta si teme davvero che la maggioranza possa averla vinta, anche grazie alla campagna  che verrà messa in atto dai legali.  E allora da Palermo, le toghe guidate da Cesare Parodi, durante l’ultima riunione del ‘parlamentino’, hanno reso ancora più chiara la strategia che metteranno in atto per contrastare la riforma. In primis un comitato referendario. Lo ha annunciato il Segretario generale Rocco Maruotti: «Adesso prenderà avvio questo comitato a difesa della costituzione che stiamo appunto costituendo per prepararci ad un confronto referendario nel quale vogliamo essenzialmente essere a disposizione dei cittadini per spiegare e aiutare loro a comprendere i contenuti e i pericoli insiti in questa riforma costituzionale». Lo statuto del comitato è quasi pronto: il soggetto promotore è l’Anm, sarebbe un comitato autonomo dai partiti ma aperto a persone esterne ben selezionate, e permetterebbe di partecipare alle tribune politiche. Tra le idee proposte da Maruotti c’è proprio quella  - fattuale e simbolica  - di recarsi dal notaio per ratificarne la nascita proprio l’11 giugno. Oppure organizzare incontri pubblici nelle Corti di Appello più grandi – Milano, Roma, Napoli, Bari – sempre per quel giorno. Soprattutto quest’ultimo suggerimento è stato accolto con un po’ di scetticismo. Ad esempio, Gaspare Sturzo di Unicost ha sostenuto che mettere in atto una iniziativa del genere nello stesso giorno del dibattito e possibile voto a Palazza Madama darebbe un altro pretesto alla politica di accusare la magistratura di «essere sovversiva». Insomma, protestare va bene ma senza uno scontro frontale. Sta di fatto che alla fine il Cdc ha dato mandato alla Giunta per elaborare a breve una strategia. Il presidente Parodi poi ha annunciato una sorta di disobbedienza civile.  Qualche giorno fa vi avevamo raccontato che Nordio, rispondendo ad atto di sindacato ispettivo del senatore Gasparri, ha annunciato che il Governo rimetterà mano agli illeciti disciplinari, vietando alle toghe di esprimere posizioni politiche e assumere atteggiamenti di forte contrapposizione al governo. «Se dovesse accadere – ha detto Parodi -  qualcosa che viene a limitare la nostra possibilità, come cittadini, di manifestare la nostra opinione io quel giorno stesso chiederò di fare un'intervista e rilascerò una dichiarazione sui temi che vengono vietati legati al referendum e il giorno stesso mi autodenuncerò al Csm, se questa è la strada». «Io ho sempre detto – ha proseguito Parodi - che la magistratura associata in questo momento non fa una opposizione politica ideologica, ma difende dei principi. Se anche difendere questi principi, in termini assolutamente neutri e solamente legati a una difesa di valori, verrà indicato con un comportamento disciplinarmente rilevante, benissimo io sono il primo a porre in essere un illecito disciplinare, non c'è dubbio». Se questa iniziativa risponda ai canoni della disobbedienza pannelliana non lo sappiamo, di certo Parodi piano piano, da leader moderato delle toghe, sta prendendo sempre più posizioni più forti, suscitando qualche malcontento anche tra i suoi di Magistratura Indipendente. A conferma di ciò c'è pure la replica al suo Segretario. Ricordate quello che disse il numero uno di Magistratura Indipendente, Claudio Galoppi, al Giornale in una recente intervista? In sintesi, l’Anm guidata da Giuseppe Santalucia non ha cercato il dialogo con il legislatore sulla riforma e questa Anm è diventata un soggetto politico contro il governo. Sia Parodi che Maruotti nelle loro relazioni hanno voluto dedicare un minuto alla questione. L’impressione è che non gli si voglia darle importanza perché adesso è fondamentale evitare polemiche interne e puntare dritti e compatti alla meta: scongiurare la sconfitta referendaria. Infatti Parodi si è chiesto se «abbia senso parlare del passato in questo momento in cui dobbiamo proiettarci verso il futuro», mentre Maruotti, chiamato in causa in prima persona da Galoppi, è stato più tranchant: «la scelta di non replicare con un comunicato a quella intervista si è rivelata corretta, non è degna di alcuna considerazione». Ascoltando altre parole di Parodi si annuncia poi un periodo ancora più duro di scontro con l’avvocatura, soprattutto quello guidata da Francesco Petrelli, con cui ci sono state diverse punzecchiature a distanza attraverso comunicati stampa. «Non accetto – ha concluso Parodi – che da parte degli avvocati veniamo descritti come una accozzaglia di farabutti che si mettono insieme per aiutare gli amici degli amici». Un altro segnale della consapevolezza da parte dell’Anm che la campagna referendaria non si giocherà tra le parti tanto sui nodi giuridici sottesi al ddl Nordio quanto sulla immagine e credibilità della magistratura stessa, che verrà, ad esempio, tacciata dai penalisti, di non pagare mai per i proprio errori. 

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