Separazione carriere alla Camera: slitta a settembre
Valentina Stella dubbio 26 giugno 2025
Dietro al rinvio della discussione sulla riforma della separazione delle carriere prevista nell’Aula della Camera a luglio non c’è alcuna questione politica. Lo assicurano fonti di Via Arenula che spiegano che dietro la cancellazione della modifica all’ordinamento giudiziario dal calendario del prossimo mese esiste solo un tema tecnico: ossia la necessità di convertire dei decreti legge. Sparita dal calendario anche la riforma del premierato, questa sì politicamente più difficile da gestire nella maggioranza. Quest’ultima ed il governo «sono un po' vittime di loro stessi, con otto decreti legge, che è la modalità ormai di legiferare e che di fatto segna come deve essere il calendario», ha detto Chiara Braga, capogruppo del Partito democratico alla Camera, al termine della conferenza dei capigruppo di Montecitorio. La parlamentare commentando l’assenza delle due riforme costituzionali ha concluso: «questo ovviamente è positivo. Ovviamente, la nostra posizione sarebbe stata durissima, anche se solo ci fosse stata questa ipotesi». Si dovrà attendere dunque settembre per l’approvazione in terza lettura della riforma Nordio, la cui discussione è proseguita ieri nell’Aula del Senato, alla presenza in parte del Ministro Nordio. Il senatore di FdI, Marcello Pera, rivolto al Pd: «Avete citato Giovanni Falcone. Non dovevate farlo, ne state tradendo la memoria. Leggete gli scritti di Giovanni Falcone. Egli rimase vittima della sinistra, quando quel poveretto fu schiacciato dall'opposizione di sinistra e fu costretto a lasciare la magistratura per andare a lavorare con la politica e fu accusato di tradimento. Oggi lo considerate un eroe ma non era così al tempo, avete cambiato idea anche su questo». Sull’appuntamento referendario si è invece concentrato l’intervento del senatore Andrea Giorgis, capogruppo del Pd nella Commissione Affari costituzionali: «L'appello al popolo attraverso referendum può essere uno straordinario momento di partecipazione democratica, può essere un'occasione di massima espressione della sovranità popolare, ma può essere anche, all'opposto, la manifestazione più insidiosa di una concezione totalitaria, autocratica e strumentale della democrazia. Una concezione che esclude ogni mediazione e compromesso, nega ogni rilievo alle minoranze e alle voci dissenzienti, e alla fine ricorre al popolo per servirsene, più che per renderlo davvero protagonista». Mentre il Movimento Cinque Stelle ha tirato fuori un argomento molto caro alla magistratura, ossia il «Maestro venerabile» della loggia massonica eversiva P2. Il senatore Luca Pirondini ha infatti detto: «questa è la riforma che volevano Licio Gelli e Silvio Berlusconi». Silvia Fregolent di Italia Viva è invece tornata ad esprimere consenso sul merito e critiche sul metodo: « per chi, come me, ci ha sempre creduto nella separazione delle carriere, avrebbe voluto un maggiore ascolto, perché questa riforma fosse veramente condivisa, per poter andare fuori di qui a testa alta e spiegare, questo sì, il merito e il contenuto. Invece sarà uno squallido referendum. Immagino i morti di mafia utilizzati da una parte e dall'altra, le vittime utilizzate da una parte dall'altra, come se fossero bandierine. E non possono più dire niente, perché appunto non ci sono più tra di noi. Sarà una campagna orrenda. Allora, visto che siete ancora in tempo, fermatevi e rendetela partecipe a tutto il Parlamento. Solo così sarà veramente maggioranza nel Paese». Ricordiamo che il partito guidato da Matteo Renzi ancora non ha deciso se astenersi sul voto finale o votare a favore. Comunque il dibattito proseguirà stamattina con gli ultimi interventi in discussione generale. Dopodiché vi sarà la replica del ministro della Giustizia, Carlo Nordio. Poi si passerà al voto sugli emendamenti. A questo punto, considerato che il provvedimento non è più atteso a Montecitorio a luglio, il Governo potrebbe almeno nei primi giorni evitare di applicare il cosiddetto ‘canguro’ al gruppo di emendamenti simili. Priverebbe le minoranze parlamentari della possibilità di accusare la maggioranza di comprimere e forzare indebitamente il dibattito in Aula. Ma lo scopriremo nelle prossime ore.
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