Delmastro nel dream team?

 Valentina Stella Dubbio 8 novembre 2025

Se, come anticipato ieri da Errico Novi su questo giornale, sarà il Ministro Carlo Nordio il vero frontman della campagna referendaria per il Sì alla separazione delle carriere, all’inizio della prossima settimana molto probabilmente ci sarà una riunione tra il Guardasigilli, il sottosegretario Alfredo Mantovano, la premier Giorgia Meloni e sua sorella Arianna, capo della segreteria politica di Fratelli d’Italia, per mettere su la squadra che accompagnerà il responsabile di via Arenula in questi mesi di maratone televisive. Sicuramente saliranno a bordo il vice ministro Francesco Paolo Sisto, molto efficace nella sua metafora della giustizia come triangolo isoscele, e il sottosegretario Andrea Ostellari, bravo a veicolare il canovaccio nordiano, e non è escluso che possa essere ingaggiato lo stesso portavoce di Nordio, il giornalista Francesco Specchia. Nordio verrà posizionato sulla scacchiera per fronteggiare il presidente dell’Anm Cesare Parodi, mentre gli altri per battersi ad esempio contro il Segretario generale del ‘sindacato’ delle toghe Rocco Maruotti. Rimangono dei dubbi sull’altro potente sottosegretario e fedelissimo della presidente del Consiglio, Andrea Delmastro Delle Vedove. Lo si vorrebbe nel dream team ma bisogna capire quanto lui sia convinto di voler farne parte. Ricordiamo che in una ‘confessione’ fatta al Foglio fu lui a dire che «il Csm per i pubblici ministeri è un errore strategico. I pm, prima dei politici, divoreranno i giudici. L'unica cosa figa della riforma è il sorteggio». Quindi ci si chiede se lui, seppur abile oratore, abbia la giusta convinzione per sedersi in un salotto televisivo e difendere strenuamente la riforma dinanzi ad un interlocutore contrario che non avrebbe problemi a ricordargli quello scivolone che Nordio tentò invano di ridimensionare come una «enfatizzazione giornalistica di una discussione complessa». Nella riunione della prossima settimana occorrerà anche iniziare a ragionare seriamente sul messaggio da veicolare. Le alternative sono due: quello in punta di diritto, che mira ad enfatizzare le conseguenze positive in termini di giusto processo e di sradicamento del potere correntizio, o quell’altro più pop e aggressivo. Molto dipenderà anche dal registro comunicativo che sceglierà di usare l’opposizione. Se da Pd, M5S e Avs verranno propalati messaggi ritenuti fake news dal Governo e dalla maggioranza allora si passerà ad uno stile altrettanto di attacco. L’auspicio sarebbe quello di rimanere entro i confini della riforma e abbandonare un linguaggio di scontro con la magistratura, tipo quello di Alfredo Mantovano, né tantomeno uno che politicizzi eccessivamente la campagna referendaria. Tanto è vero che proprio la premier Meloni non ha voluto che i singoli partiti – Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia – costituissero dei comitati per il Sì. E anche gli azzurri si sarebbero convinti di questa idea: da quanto appreso infatti starebbero studiando una formula per creare dei comitati di area centrodestra ma non direttamente riferibili ai partiti. Nel frattempo ieri proprio Sisto ha annunciato: «Faremo degli spot in tv per il referendum e, se fosse per me, Belen la prenderei subito. Ma, scherzi a parte, dal mio punto di vista ci vedrei meglio un giurista» ha detto il numero due di Via Arenula intervenendo al talk KlausCondicio dopo le lamentele espresse dalla showgirl argentina al programma Belve sulla giustizia italiana in relazione a una sua vicenda giudiziaria. «Sono convinto che la spettacolarizzazione del referendum non sia una buona cosa - ha proseguito Sito -. L'Anm ha organizzato due manifestazioni invitando artisti, cantanti, eccetera. Io trovo che questo non sia consono alla serietà del referendum». Ha poi concluso lanciando una provocazione: «Cosa voteranno i magistrati? Se il voto sarà ragionevole il 90% voterà Sì». Intanto oggi, a proposito di Anm, si preannuncia un Comitato direttivo centrale infuocato. Infatti Magistratura Indipendente ha chiesto di inserire all’ordine del giorno e di trattarlo con priorità il seguente punto: «assunzione da parte del Cdc degli indirizzi generali per l’impostazione e il coordinamento delle attività dell’Anm, del Comitato e delle sue articolazioni territoriali in relazione alla campagna referendaria». Una sorta di vademecum non di certo per imbavagliare i colleghi ma per farli restare all'interno di determinati binari comunicativi. Ma soprattutto per evitare di partecipare agli eventi legati «direttamente o indirettamente alla politica». L’obiettivo sarebbe quello di preservare l’autonomia del Comitato per il No rispetto ad altre organizzazioni e altri comitati.  «Ma se già per il Comitato sono stati messi dei paletti quali l’esclusione di farvi iscrivere anche ex parlamentari, ora vogliono impedirci anche di andare in parrocchia? Ogni dove ora è un luogo politico!» replica una toga di Magistratura democratica.

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