Scuola della magistratura, accessibili i verbali del caso Sciarra
Simona Musco Valentina Stella Dubbio 4 novembre 2026
«I verbali n. 14-bis del 9 aprile 2025, n. 43 del 10 dicembre 2025, n. 10 dell’11 marzo 2026 e n. 11 del 18 marzo 2026 sono ostesi nella loro completezza per le parti che si riferiscono alle procedure di nomina del segretario generale e del vice segretario generale e di rinnovo della carica di Presidente, comprensive delle posizioni espresse dai componenti, delle modalità di formazione della volontà collegiale e delle ragioni delle determinazioni assunte». Con un provvedimento datato 2 novembre il responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza della Scuola superiore della magistratura ha reso noto che sarà possibile leggere i verbali del Comitato direttivo che hanno portato all’elezione di Mauro Paladini alla presidenza dell’istituto che forma i nuovi magistrati e aggiorna quelli in funzione. Finalmente sarà possibile ricostruire più da vicino cosa accadde in quei giorni e verificare se nelle procedure vi siano stati elementi meritevoli di approfondimento. O se si tratta della fisiologica procedura di avvicendamento tra vinti e vincitori al timone della Ssm.
La querelle era nata mesi fa quando 207 magistrati avevano firmato una petizione per leggere i documenti che avevano decretato la sostituzione di Silvana Sciarra alla presidenza della Ssm, dopo un voto di sfiducia. Il nuovo direttivo aveva dunque incaricato il responsabile della protezione dei dati (Rpd) di verificare i limiti legali per avviare la pubblicazione alla luce delle normative sopravvenute dopo il 2012 (come il Gdpr del 2016). È solo dopo questo primo parere che, a fine maggio, era arrivata l’istanza di accesso civico dei 200 magistrati, mirata però unicamente ai verbali della neonata gestione: i vecchi, nonostante lo Statuto della Scuola ne prevedesse la pubblicazione, sono rimasti in un cassetto senza che ciò suscitasse l’indignazione di nessuno. Per rispondere nei termini, il comitato aveva chiesto un’integrazione all’Rpd, il quale aveva concluso che si sarebbe potuto procedere alla pubblicazione del solo decisum (delibere ed esito del voto), dovendo invece oscurare il dibattito precedente per tutelare i dati ultrasensibili e le opinioni personali delle toghe coinvolte (inclusa l’ex presidente Sciarra, oggi soggetto terzo).
Il problema, dunque, non era il se pubblicare, ma il come farlo nel rispetto delle leggi vigenti.
A quel punto è intervenuto il Garante per la protezione dei dati personali che con un parere dell’8 agosto ha invitato la Scuola «a rivalutare la richiesta di accesso atto per atto». In particolare aveva osservato che, «in ragione del ruolo ricoperto, della funzione pubblica esercitata e del regime di pubblicità previsto dal Regolamento, non dovrebbe potersi richiamare una ragionevole aspettativa di confidenzialità di quanto riportato nei verbali» e aveva indicato che «deve essere data conoscenza delle posizioni espresse, delle modalità di formazione della volontà collegiale e delle ragioni delle determinazioni assunte».
Da qui il provvedimento di ieri e l’esultanza dei ricorrenti, secondo cui, adesso, i verbali sarebbero ostensibili nella loro totalità, in chiaro. In realtà, l’ostensione avverrà secondo le indicazioni del Garante e nel rispetto delle disposizioni sulla protezione dei dati personali: il Garante ha chiesto ai controinteressati (i componenti del Comitato direttivo in carica, l’allora presidente Sciarra e il decaduto Mario Palazzi, nonché il Csm) se intendevano o meno dare il loro consenso all’ostensione. Il passaggio successivo è stata un’opera di “ripulitura” di tutte le parti non rilevanti, cioè le altre deliberazioni relative a singoli magistrati, pratiche individuali, che, proprio nel rispetto della privacy, sono state depennate. Proprio seguendo l’invito del Garante, il responsabile anticorruzione ha instaurato un dialogo collaborativo e ha convocato i ricorrenti per venerdì 20 novembre per un incontro per definire le parti eventualmente di interesse per tutti gli altri verbali originariamente richiesti, quasi cento, e che quindi richiederebbero un’attività della struttura amministrativa ritenuta dalla Scuola troppo assorbente, dal momento che bisognerebbe valutare, verbale per verbale, cosa si può rendere pubblico e che cosa no, coinvolgendo tutti i controinteressati. Il che significa centinaia di magistrati.
Oggi, inoltre, è prevista un’udienza davanti al Tar rispetto al ricorso avanzato nei mesi scorsi con il sostegno economico dell’Anm rispetto alla pubblicità dei verbali, rispetto al quale è verosimile una sopravvenuta carenza di interesse.
Resta ora da capire quali argomenti siano stati messi a verbale nel confronto che portò alla sfiducia di Sciarra e quali contestazioni abbiano effettivamente determinato la scelta della maggioranza del Comitato direttivo di sfiduciarla. È questo, più ancora della polemica sull’accesso, ciò che parte della magistratura italiana intende conoscere. Convinta che la nomina di Mauro Paladini come suo sostituto sia stata una manovra politica della destra.
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