Procura di Pavia: processate Sempio

 Valentina Stella Dubbio 4 novembre 2026

Era l’11/3/2025 quando la Procura di Pavia notificò un avviso di garanzia ad Andrea Sempio. Ieri, 3/11/2026, in uno strano gioco di date capovolte quella stessa Procura ha chiesto il rinvio a giudizio del giovane per l’omicidio volontario aggravato di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 nella sua villetta di Garlasco (Pavia), mentre era sola perché la famiglia in vacanza. Per quel delitto è stato condannato a sedici anni l’allora fidanzato Alberto Stasi.  Secondo i requirenti l’assassino è un altro. L’amico del fratello della vittima, allora diciannovenne, dopo una iniziale colluttazione, avrebbe colpito «reiteratamente» la giovane «con un corpo contundente» mai ritrovato «dapprima in regione frontale sinistra e in regione zigomatica destra, facendola cadere a terra». A seguito di ciò, l’avrebbe trascinata «al fine di condurla verso la porta di accesso alla cantina» e, dopo che Chiara «provava a reagire mettendosi carponi, la colpiva nuovamente con almeno 3-4 colpi in regione parieto-temporale sinistra, in regione parietale posteriore, lungo la linea mediana ed in regione parietale sinistra paramediana, facendole perdere i sensi». A seguito di ciò, «spingeva il corpo della vittima facendolo scivolare lungo le scale che conducono in cantina ove, nonostante la stessa fosse già incosciente, la colpiva con almeno 4-5 colpi in regione parieto-occipitale sinistra, cagionando alla stessa gravi lesioni cranio encefaliche dalle quali derivava il decesso». Il procuratore capo Fabio Napoleone che ha firmato la richiesta contesta anche due aggravanti: «di aver agito con crudeltà verso la vittima in considerazione dell'efferatezza dell'azione omicidiaria per il numero e l'entità delle ferite inferte alla vittima, di cui almeno 12 lesioni sul cranio e sul volto»; di aver commesso il fatto per motivi abietti, riconducibili all'odio per la vittima a seguito del rifiuto del suo approccio sessuale». Il ragazzo avrebbe agito da solo, dunque non in concorso con Stasi né con altri, come inizialmente ipotizzato.  Ora sarà un gup a doversi pronunciare e a decidere se mandare a processo Andrea Sempio, classe 1988, che potrebbe rischiare l’ergastolo se condannato. Il giovane era già stato al centro di indagini, tra il 2016 e il 2017, sollecitate da parte dei legali di Stasi per via del Dna ritrovato sotto le unghie di Chiara Poggi. Le accuse nei suoi confronti erano state archiviate sempre dalla procura di Pavia, ma guidata allora da Mario Venditti.  L’indagato è «pronto ad affrontare anche questa fase del procedimento davanti al gup» ed è «convinto che sarà dimostrata» la sua «innocenza»: questo è quanto trapelato dai suoi avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotti. Quest’ultimo, intervenendo nel pomeriggio al programma Dentro la notizia condotto da Gianluigi Nuzzi, ha aggiunto: «Non c'è nulla di nuovo, nulla di inatteso. Siamo assolutamente pronti a fronteggiare questa imputazione» che «mi sembra articolata secondo quelle che erano le aspettative, certo non rosee, ma assolutamente attese, secondo cui "reato e aggravanti corrispondono all'avviso di fine indagini"» ha continuato il legale. Secondo il difensore l’udienza preliminare potrebbe svolgersi l’anno prossimo. «In ipotesi potrebbe celebrarsi anche entro fine anno, ma essendo mastodontico il fascicolo penso che il gup necessiterà di tempo per studiarlo come ne abbiamo bisogno anche noi» ha precisato ancora. Una volta che sarà fissata dal gup di Pavia l'udienza preliminare, la difesa di Sempio potrebbe chiedere, come annunciato nei mesi precedenti, al giudice la sospensione del procedimento e l’accoglimento di una richiesta di questione dinanzi alla Corte Costituzionale sulla legittimità a procedere con una imputazione monosoggettiva in assenza della revisione del processo per l’altro e unico condannato Alberto Stasi, revisione ancora non presentata dai suoi difensori. Nessun commento dai legali della dei genitori e del fratello di Chiara Poggi. Sugli ultimi sviluppi è intervenuto però anche il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, a margine di un convegno sulla giustizia minorile: «Non posso commentare le decisioni della magistratura, che è autonoma e indipendente; posso dire che a distanza di tanti anni, come potrebbe accadere per il caso di Pasolini che ho visto viene riaperto, è molto difficile recuperare tutte le prove che si sarebbero potute, forse dovute, ottenere subito. Comunque rispettiamo ovviamente le decisioni della magistratura». E ha rivolto un pensiero al condannato e al nuovo indagato: «Possiamo anche capire il disagio però di entrambi i protagonisti: una persona che è stata condannata e ha espiato parecchi anni di prigione per una cosa per la quale invece oggi viene imputata una persona diversa a distanza di tanto tempo». 

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